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| Pasqua in Sicilia |
| La Settimana Santa |
| Le Processioni |
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Vivere la Settimana di Pasqua in Sicilia significa prima di ogni altra cosa vivere la tradizione e scoprirne i contenuti.
I rituali della Pasqua in Sicilia - lungo lo spazio temporale che va dalla Domenica delle Palme fino al Venerdì Santo ed alla Domenica di “Resurrezione” - si presentano come una sequenza narrativa della Commemorazione religiosa cristiana, ma anche richiamo ad una ritualità simbolica precristiana dove la parola pasqua è sintesi di rinnovamento, di transito da una fase di morte della natura (l’inverno) ad una fase di vita e di risveglio (la primavera) secondo un passaggio che già in ottica paganeggiante, si esplicitava con la morte e la rinascita del Dio.
Un sincretismo, questo, esemplarmente rappresentato dai cosiddetti “Giardini di Adone”, presenti nei Sepolcri, dove, a partire dal Giovedì Santo, accanto ai simboli che rimandano all’Ultima Cena, fanno, appunto, bella mostra di sé delle piantine esili e piuttosto fragili di un colore verde sbiadito che, per essere semi di grano o di cereali lasciati germinare al buio, sono espliciti referenti di quella energia vitale del ciclo vegetativo la cui revivescenza si celebra proprio nel tempo di Pasqua. Adone, non a caso, è il mitico Dio bello e possente che feconda con il suo seme la Dea Terra.
E in quest’ottica in cui il rituale giudiaico e tradizioni locali legate alla celebrazione del risveglio della Natura combaciano, non esiste paese, borgo, città o quartiere che non senta la necessità di estrinsecare il proprio sentimento religioso di partecipazione in un tempo che è sacro perché ciclico, cioè attivo ben oltre il limite della sua linearità a “misura d’uomo”; rituale, perché fondativo della vita, dopo la morte. Siamo, in altri termini, in presenza di quelle “Settimane Sante” dove tutto accade secondo un copione che è canone inverso; e in una commistio di dati folklorici ed elementi liturgici ufficiali, il “Bene” trionfa sul “Male”; l’ “Angelo” sconfigge il “Diavolo”; e la “Morte” è sconfitta dalla “Vita”. E siccome il tessuto religioso popolare è per definizione “vissuto” cioè a dire lontano dalle rigidità delle forme canoniche della Chiesa ufficiale il ciclo commemorativo della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù è reso visibile attraverso precise forme di teatralizzazione e drammatizzazione da cui emerge dominante il contenuto umano e terrestre dell’Evento: sicché la Sicilia diviene allora un grande palcoscenico commovente e partecipato di scenografie del dolore e della gioia.
Si comincia già con la Domenica delle Palme. A Gangi, ad esempio, ridente paese madonita, questo momento viene ricordato con una grande processione di confraternite, con gli stendardi e le tradizionali casacche con le effigi dei Santi Protettori, ad accompagnare un Gesù giovinetto che, a dorso di mulo, giunge in Piazza sul sagrato della Matrice a ripetere ritualmente l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Grandi pale di palma e l’ulivo intrecciato, sono segni di un clima festoso: tradizione vuole che per la “Domenica delle Palme” si sfoggi un abito nuovo. Ma l’attimo è fuggevole: dopo non sarà più permesso divertirsi, il trapassu obbligherà al digiuno, nel tempo di Passione, di almeno tre giorni.







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